Questo importante frammento di architettura palladiana si trova in piazza Castello, all'estremità occidentale di corso Palladio. Quasi tutti i palazzi cittadini del Palladio sono incompiuti, ma questo rappresenta un caso limite dal momento che solo due delle sette campate previste sono state realizzate. Il moncone infatti spicca isolato su uno dei lati corti della piazza a fianco della casa quattrocentesca che avrebbe dovuto sostituire. Il committente, Alessandro Porto, era membro di una delle famiglie più in vista della città, tra le più vicine al Palladio fin dagli anni degli esordi, tanto che risulta difficile immaginare quale tracollo abbia portato a un esito così imbarazzante. Il tenore architettonico della facciata parla di un progetto molto ambizioso, motivato non solo dal rango della casata, ma anche dalla posizione isolata dell'edificio e dal prestigioso contesto. L'ordine gigante, che interessa la facciata in tutto il suo sviluppo verticale, è stato sperimentato dall'architetto nei cantieri della Loggia del Capitanio, di palazzo Valmarana e di palazzo Barbaran da Porto, anche se in questo caso viene applicato a un livello decorativo meno esuberante. Ciò non toglie che la critica definisca il disegno 'manierista' per l'accentuato chiaroscuro, dovuto alle colonne ravvicinate e alle forti partizioni orizzontali. Sul retro della costruzione si trovano indizi della grandiosa esedra che avrebbe dovuto nobilitare il cortile; il condizionale è d'obbligo perché il progetto è posteriore alla pubblicazione dei Quattro Libri dell'Architettura (1570) e dunque non documentato direttamente. |