La più celebre fra le ville del Palladio si trova nei sobborghi di Vicenza, lungo la statale 247 Riviera Berica, che si allontana verso sud alla volta di Noventa Vicentina. Palladio la progetta nel 1566 per il canonico Paolo Almerico che, rientrato nella città d'origine dopo una brillante carriera presso la corte papale, preferisce la quiete della campagna al palazzo familiare. Ci vorranno tuttavia quarant'anni, sul finire dei quali passeranno a miglior vita tanto l'architetto quanto il suo cliente, perché la costruzione possa avviarsi a compimento per mano dei fratelli Odorico e Mario Capra, subentrati nella proprietà, e dell'architetto Scamozzi, erede spirituale del Palladio. La villa appare non casualmente al culmine di un poggio, in un tratto di campagna che spazia dalle rive del Bacchiglione ai Colli Berici. L'immagine è quella di una villa-tempio, dal volume pressoché cubico, sul quale s'innestano facciate a pronao* con maestosi colonnati ionici e timpani triangolari, sovrastato da una cupola in origine ispirata al Pantheon romano, e come questa aperta da un oculo, ma poi realizzata in forma schiacciata e chiusa. Fulcro del sistema geometrico è l'uomo che con lo sguardo spazia tutt'intorno. Evidente è la valenza simbolica della costruzione, combinazione di volumi perfetti, cubo e sfera, con gli spigoli orientati verso i punti cardinali, secondo una concezione platonica d'ordine universale. Gli edifici rustici non solo sono distaccati dalla villa, ma anche nascosti alla vista, nella parte posteriore della collina. Da questo punto di vista è significativo il fatto che nei Quattro Libri dell'Architettura la Rotonda sia inserita nel volume dedicato ai palazzi, a testimonianza della sua natura di residenza suburbana più che di villa-fattoria. La costruzione presenta un basamento destinato agli ambienti di servizio e un piano nobile impostato attorno a un maestoso salone circolare a tutta altezza, donde il nome popolare di Rotonda, con corridoi d'accesso e ambienti d'angolo su due livelli (quelli superiore nelle intenzioni dell'autore dovevano formare una sorta di passeggiata coperta). L'ambiente centrale, che ha la maestosità di una chiesa, rappresenta un caso unico nell'architettura civile del Palladio e probabilmente va messo in relazione con il rango ecclesiastico del primo committente. La decorazione è straordinaria sotto ogni punto di vista: l'apparato pittorico interno, di varia mano, culmina nell'opera sei-settecentesca del Dorigny; quello scultoreo spazia dall'esterno, con le notevoli statue degli Albanese al culmine dei timpani, all'interno, con stucchi e camini probabilmente del Vittoria. È interessante notare che in origine l'ingresso principale della villa era quello rivolto al fiume, ancora oggi preceduto da una lunga rampa erbosa, mentre l'attuale era quello di servizio, allineato con la barchessa**. Notevole è anche il parco, d'impostazione romantica, che si apre a vedute di campagna coltivata tutt'intorno. La villa, oggi di proprietà Valmarana, è sede di concerti estivi e di manifestazioni, oltre che location cinematografica resa celebre dalle immagini del Don Giovanni di Losey.
* Pronao. Parte anteriore del tempio antico (e di edifici a questo ispirati), costituita da un colonnato e da un coronamento triangolare (timpano). **barchessa: edificio di servizio con varie funzioni - depositi, laboratori, alloggi ecc. -legate alla conduzione della proprietà agricola; il termine rimanda alla funzione originaria di rimessa per barche, da mettere in relazione alla frequente collocazione delle ville lungo canali navigabili. |