Palazzo Iseppo da Porto si trova in una delle strade più rappresentative della città antica, quella contrà Porti che ricalca il tracciato del cardo romano attraversando il settore urbano opposto a piazza dei Signori. La sua vicenda si intreccia con quella del poco distante palazzo Thiene: stretti vincoli di parentela e comunanza d'interessi politici legavano infatti le due famiglie committenti. La chiamata del Palladio, architetto ormai alla soglia della piena fama - due anni dopo, nel 1546, verrà incaricato della ristrutturazione della Basilica di piazza dei Signori - va interpretata proprio in tal senso. Anzi, i rapporti tra l'architetto e il committente, Iseppo Porto, sfoceranno in una solida amicizia e in successivi incarichi pubblici, viste le cariche ricoperte dal nobile in senso al comune. Il progetto di palazzo Porto, molto ambizioso, è noto attraverso i Quattro Libri dell'Architettura, che il Palladio pubblica nel 1570 per tramandare ai posteri la propria opera: oltre al palazzo che si affaccia alla strada, unica parte realizzata, era previsto un secondo edificio residenziale sul fondo di un maestoso cortile. La portata del progetto è intuibile dall'ampiezza di respiro dell'atrio su quattro colonne secondo il modello di Vitruvio. Un'aspetto singolare della costruzione è la notevole altezza del primo ordine di facciata, determinata dall'abitudine vicentina di abitare al piano terra. Sull'attico spiccano le statue di Iseppo Porto e del figlio Leonida, rappresentati in veste di antichi romani nell'atto di sorvegliare l'ingresso al palazzo. All'interno, affreschi del Veronese e del Brusasorzi. Per un confronto stilistico, vale la pena considerare Palazzo Civena, progettato quattro anni prima: subito dopo quella realizzazione, nel 1541 l'architetto affronta un cruciale viaggio di studio a Roma e la differenza tra le due architetture sta a dimostrarne gli esiti. |