"Il sito è molto bello per haver da una parte la Tesina, e dall'altra un ramo di detto fiume assai grande..." (da "Il Secondo Libro dell'Architettura" di A. Palladio)
Palladio si era fatto apprezzare dai committenti qualche anno prima, quando era stato chiamato a seguire il cantiere di palazzo Thiene a Vicenza. La situazione si ripropone a Quinto, borgo agricolo nelle campagne a nord-est della città, sulle rive del fiume Tesina, poco discosto dalla statale 53 Postumia per Treviso. Anche in questo caso i fratelli Thiene, ricchi e colti rappresentanti della nobiltà, si erano rivolti in un primo momento a Giulio Romano (1492-1546), uno degli architetti più in vista dell'epoca, attivo soprattutto presso la corte mantovana dei Gonzaga. La morte del Romano fa sì che il progetto esecutivo sia affidato al Palladio, architetto emergente, affinatosi grazie ai consigli del suo mentore, l'umanista Gian Giorgio Trissino, e ai viaggi di studio, come quello illuminante a Roma nel 1541. Nella villa, così come per il palazzo cittadino, si riconoscono le mani di entrambi gli artisti. La morte di uno dei fratelli Thiene e lo spostamento degli interessi familiari lontano da Vicenza impedirono il completamento della villa: l'unico volume realizzato è quello residenziale, che si presenta sostanzialmente diverso dalle opere contemporanee del Palladio, anche per le notevoli modifiche apportate nel Settecento. Per un parallelo stilistico, nello stesso anno Palladio progetta Palazzo Thiene, villa Caldogno, villa Gazzotti, villa Pisani e villa Valmarana. Attualmente la villa ha destinazione d'uso pubblica, come sede del Comune di Quinto Vicentino. |